5 curiosità sul Kirghizistan

Il Kirghizistan racchiude moltissime tradizioni antiche veramente particolari, per lo più sconosciute se non da chi ha avuto la fortuna di visitare questo paese. 

Vi racconto qui 5 curiosità sul Kirghizistan in pillole!

1. Kirghizistan: il paese delle 40 tribù

kirghizistan aquile
Caccia con l'aquila in Kirghizistan

Partiamo da una delle cose più particolari e che spesso mettono in confusione le persone: il nome! Kirghiz(s)istan (spelling russo Kyrgyzstan – pronuncia /kirghistan/) letteralmente significa “paese delle quaranta tribù” (kyrk: 40, il suffisso –stan invece viene dal persiano e significa “luogo” e quindi “paese”. 

Le 40 tribù si riferiscono all’epopea kirghisa dell’eroe Manas (di cui parliamo dopo). Si tratterebbe di 40 clan che abitavano in origine sul suolo kirghiso. Ciascuno avevano il proprio capotribù e trattava in maniera indipendente con le potenze confinanti.

L’unione in un unico popolo, quello kirghiso, è rappresentata sulla bandiera del paese, un sole (in realtà si tratta del tetto di una yurta) di cui ciascuna “fiamma” rappresenta una delle tribù.

Nel Kirghizistan contemporaneo, l’appartenenza ai clan è ancora molto sentita e viene tramandata di generazione in generazione come parte della storia di ciascuna famiglia.

Una mappa di tutte le tribù con le relative dinastie principali si può ammirare nel Museo Nazionale di Bishkek.

2. Il Kok-Boru: uno degli sport più strani al mondo

Horse game kirghizistan
Partita di Kok-Boru

Uno degli sport nazionali più sentiti in assoluto e protagonista dei festival e dei Nomad Games (di cui vi parlo anche nel mio post sui World Nomad Games) è il Kok Boru. Lo scopo del gioco è gettare una capra morta nel kazan del campo dell’avversario, ovvero un’enorme vasca di metallo posta alle due estremità dei campi di gioco. Dal vivo si tratta di una vista impressionante, specialmente nelle partite più importanti, quando si mobilitano fino a 400 uomini a cavallo (anche se ufficialmente potrebbero partecipare solo 12 cavalieri per squadra).
Il Kok Boru è una tradizione molto importante e regolamentata ufficialmente dagli anni ’50.
Trovate su Netflix un interessante documentario a proposito di questo sport unico (nome della serie: Home Game, quinta puntata).

3. Manas: il poema epico del Kirghizistan

Cantrice in Kirghizistan

In Kirghizistan la musica è fortemente collegata al racconto orale. Nella tradizione nomade esistono due tipi diversi di cantori viaggianti: imanascie gli akyn.
i manasci sono musicisti e solitamente sciamani che raccontano, cantando e suonando il Komuz, il poema epico Manas. Sono quindi depositari di una delle pietre fondanti della cultura kirghisa.

L’Epopea di Manas è il poema epico che racconta la nascita del popolo kirghiso, trasmesso per tradizione orale e articolato in oltre mezzo milione di versi (in proporzione, oltre venti volte il numero dei versi che compongono l’Iliade e l’Odissea sommati insieme).  La prima versione scritta è datata al 1858. Successivamente fu anche tradotto in russo, ma durante il periodo di Stalin ebbe problemi di carattere ideologico e fu censurato. Sopravvissuto alla censura, rimane ancora oggi il più importante testo letterario, quasi unicamente fruito oralmente, della tradizione kirghisa.

Gli akyn sono presenti anche nella tradizione kazaka e in alcune parti dell’Uzbekistan. Sono poeti e cantanti che raccontano, tramite i loro versi, storie di vita quotidiana o esprimono cantando sentimenti e emozioni. Si sfidano in competizioni anche durante i festival culturali (tra cui i famosi World Nomad Games di cui vi parlo in questo post), improvvisando i loro versi accompagnati dal Komuz, la tradizionale chitarra a tre corde. 

4. Komuz: suonare la chitarra a cavallo e altre incredibili tecniche

artigiano chitarre in kirghizistan
Artigiano nel suo laboratorio di Komuz

La musica tradizionale in Kirghizistan è conservata gelosamente ed è anch’essa strettamente legata alla cultura nomade, con caratteristiche molto simile alla tradizione turkmena e kazaka.

Esistono moltissimi strumenti musicali davvero particolari, tra cui il principale è il Komuz, una sorta di piccola chitarra a tre stringhe ricavata da un unico pezzo di legno. Il modo in cui il Komuz è suonato (molto spesso dalle donne) è tipicamente virtuoso, spostando la chitarra sulle spalle, tra le gambe o girandola al contrario. Inoltre, il movimento delle mani che scorrono sulle stringhe può essere anch’esso significativo, in quanto spesso interpreta il significato della composizione in quella che viene definita musica kui (tradizione medievale di origine kazaka, forse legata a riti delle tribù nomadi e trasmessa oralmente tra le generazioni). I primi Komuz erano piccoli, proprio per poter essere trasportati facilmente a cavallo (e suonati in sella durante le lunghe ore di viaggio sulle montagne). Inoltre, per rimarcare ancora una volta l’importanza dei cavalli nella storia e nella quotidianità dei kirghisi, i nomi delle parti del Komuz richiamano proprio le parti del corpo di un cavallo.

Un altro incredibile strumento è il Temir ooz Komuz, una sorta di Komuz in miniatura che si suona con la bocca. Il suono di questo strumento, anch’esso concepito per la facilità con cui può essere trasportato e suonato a cavallo, ricorda incredibilmente le colonne sonore dei Western di Sergio Leone, richiamando ad atmosfere selvagge, grandi altipiani e cavalli al galoppo.

Per approfondire la musica kirghisa, più informazioni su questo sito.

5. Kumuz (kymyz): la birra kirghisa

bambina nomade in kirghizistan
Produzione latte fermentato in Kirghizistan

Da non confondere con il Komuz, il Kumuz (o Kymyz) è considerato la “birra dei kirghisi“. 

Si tratta in realtà di latte fermentato dell’animale più importante nella cultura kirghisa: il cavallo. Il latte viene lasciato fermentare naturalmente all’interno di contenitori in legno. Il risultato è una bevanda forte e leggermente alcolica, non adatta a tutti gli stomaci (occidentali soprattutto), servito durante o al di fuori dei pasti tipicamente in scodelle di legno

Il Kumuz è anche la bevanda che viene offerta agli ospiti (in alternativa alla vodka, estremamente diffusa grazie all’influenza russa) e che viene spesso servita durante i festival culturali

Storicamente, era considerato una fonte di forza per i pastori nomadi, che ne facevano affidamento durante i lunghi viaggi, in quanto si riteneva (e si ritiene tuttora) che la bevanda avesse diversi benefici per la salute, tra cui favorire la digestione e aumentare i livelli di energia. Questa bevanda è stata consumata dai nomadi per secoli, fornendo nutrimento essenziale e riflettendo al contempo il legame del popolo kirghiso con i cavalli e il loro stile di vita pastorale.

Se vuoi saperne di più, leggi il mio post su cosa fare in Kirghizistan!

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