Da dove deriva il nome Svalbard? Quanto dura il buio e perché bisogna girare armati di fucile? In questo post la risposta a queste e molte altre curiosità sulle Svalbard, l’arcipelago abitato più a nord del mondo!
- Qual è il significato del nome Svalbard?
- A quale nazione appartengono le Svalbard?
- Qual è la capitale delle Svalbard?
- Quanto costa vivere alle Svalbard?
- Perché non si nasce e non si muore alle Svalbard?
- Perché i gatti non sono ammessi alle Svalbard?
- Quanto dura il buio alle Svalbard?
- Si può vedere l’aurora boreale alle Svalbard?
- Perché bisogna girare armati alle Svalbard?
- Quanti italiani vivono alle Svalbard?
Qual è il significato del nome Svalbard?
Per quanto strano possa sembrare, il nome Svalbard non è in realtà il vero nome delle Svalbard! In origine queste isole furono scoperte dagli olandesi (nel 1596) e furono chiamate Spitsbergen o Spitzbergen (letteralmente: montagne appuntite).
Per chiunque di voi sia stato su queste isole o le abbia viste anche solo in fotografia, la motivazione di questo nome è più che chiara: le incredibili montagne appuntite e spettrali che spiccano tra i ghacciaci e si tuffano nel mare gelato, una vista mozzafiato per noi e per chi le scoprì nel cinquecento.
Successivamente, con l’arrivo dei norvegesi, queste isole furono rinominate Svalbard nel 1925, ossia costa fredda, mentre il nome dell’isola principale dell’arcipelago è rimasta Spitsbergen.
A quale nazione appartengono le Svalbard?
Nonostante si pensi che le Svalbard appartengano alla Norvegia, questo non è del tutto corretto. Si tratta infatti di un territorio definito “non incorporato“, ossia con una sua autonomia giuridica rispetto al resto della nazione. Se raggiungete queste isole in aereo, noterete che, negli aeroporti di scalo, bisogna passare attraverso la zona dei voli internazionali e superare il controllo passaporti. Ma qui subentra una delle tante contraddizioni di questo territorio: dal 2024 non è più necessario viaggiare con il passaporto, ma si può entrare anche con la carta di identità. Attraverserete dunque paradossalmente il controllo passaporti muniti soltanto della vostra carta di identità!
Le Svalbard sono dotate di un loro governo autonomo rispetto alla Norvegia, il Sysselmannen, con il suo Governatore, di una propria legislazione e di un particolarissimo trattato che le governa, il trattato delle Svalbard, creato nel 1920.
Secondo quanto stabilito nel trattato, in virtù del fatto che queste isole sono state scoperte e “sfruttate”, nel corso della storia, da moltissimi paesi diversi, rimanendo però sempre terra di nessuno (disabitate e puro punto di partenza per la tristemente nota caccia alla balena), la Norvegia gode della sovranità ma con diverse restrizioni. Inoltre, i paesi firmatari del trattato (all’inizio 14, ad oggi ben 46) hanno diritto ad iniziare attività commerciali sull’arcipelago e stabilire quindi propri insediamenti legati ai rispettivi governi.
Di fatto, chiunque, purché cittadino di uno dei paesi firmatari, può arrivare alle Svalbard, avviare un’attività commerciale e creare una propria colonia legata al paese di provenienza. Ecco perché troviamo ancora oggi ben due insediamenti russi, Pyramiden (città fantasma visitabile con le guide) e Barentsburg, unico insediamento minerario ex-sovietico ancora attivo alle Svalbard.
Alcune clausole nel trattato stabiliscono inoltre che non vi è alcun requisito particolare (come permessi di soggiorno o di lavoro) per risiedervi permanentemente, a patto di trovare lavoro. Questo perché il trattato prevede la non-discriminazione tra tutti i cittadini degli Stati aderenti.
Qual è la capitale delle Svalbard?
La capitale delle Svalbard è Longyearbyen, letteralmente la città di Longyear.
Longyearbyen è la città più popolosa delle Svalbard (2144 abitanti circa su 2940 totali), la sede del Governo autonomo e il punto di arrivo di tutti i voli internazionali e delle crociere. Questa capitale detiene due record: il centro più popoloso più a nord del mondo e il centro amministrativo più a nord del mondo.
La città di Longyearbyen, come tutti i centri abitati delle Svalbard, nasce come Company town. Le Company town (che rimangono oggi Ny-Ålesund – solo per la ricerca scientifica – e Barentsburg) erano insediamenti costruiti alle Svalbard da compagnie minerarie che ne volevano sfruttare i giacimenti di carbone (presente in grande abbondanza nel terreno). Le Company town erano abitate unicamente da minatori, solo in alcuni casi raggiunti dalle famiglie, che vivevano in condizioni estreme, tra il buio e i pericoli causati dalla vita in miniera e l’isolamento e il clima estremo dell’esterno, con tutti i problemi che ne possono derivare. Ciascuna Company town apparteneva ad una società che si doveva occupare della sicurezza dei propri dipendenti, la qualità della vita, i servizi in loco, le condizioni delle abitazioni, il cibo (nelle mense comuni) e via dicendo.
Grazie alle regole del Trattato delle Svalbard, qualsiasi paese, purché firmatario, poteva fondare una sua Company town e gestirla come meglio credeva.
Fu proprio così che venne fondata anche Longyearbyen nel 1906 dall’imprenditore americano Longyear (proprietario principale della Arctic Coal Company of Boston), che la chiamò, molto modestamente, Longyear City. Successivamente, dopo qualche anno di fruttuosa estrazione del carbone, nel 1916 la città e la sua miniera vennero vendute ai norvegesi, in particolare alla Store Norske Spitsbergen Kulkompani che tuttora ne gestisce la miniera ancora in funzione.
Ad oggi, Longyearbyen vive principalmente di turismo e di ricerca universitaria e pare che, nei prossimi anni, l’unica miniera funzionante nei pressi della città verrà definitivamente chiusa.
La sola altra Company town mineraria ancora in funzione è Barentsburg, ex insediamento sovietico ora russo e secondo insediamento in termini di popolazione delle isole Svalbard. La popolazione conta 455 abitanti e vive prevalentemente della miniera e, in piccola parte, di turismo.
Un’ultima curiosità: è proprio a causa del passato minerario di queste città che alle Svalbard non si può entrare nei luoghi pubblici e nelle case con le scarpe. All’ingresso di hotel, bar, ristoranti, negozi di vario tipo viene richiesto di togliere le scarpe e indossare apposite ciabatte oppure girare con le calze. Questa usanza nasce appunto dal non voler portare nei luoghi abitati le scorie e la polvere delle miniere.
Quanto costa vivere alle Svalbard?
Vista la facilità di trasferimento, a livello burocratico, alle Svalbard, molti si chiedono quanto costi trasferirsi, vivere e lavorare lì. Tenete in considerazione però che, nonostante le facilitazioni a trasferirsi in questo meraviglioso arcipelago, gli stipendi sono molto più bassi rispetto a quelli norvegesi (ma i costi di vita sono paragonabili). Non solo, a fronte di stipendi più bassi, se per esempio decidete di lanciarvi (come molti fanno) a fare le guide turistiche, il rischio che vi assumete è decisamente alto (vedi la sezione sui fucili).
Inoltre, alle Svalbard non è previsto un sistema pensionistico, quindi molte persone in vecchiaia, a meno che non abbiano messo soldi da parte, sono costretti a trasferirsi in Norvegia (dove spesso hanno aperto fondi pensionistici privati).
Questo si ricollega anche alla mancanza di un vero e proprio ospedale, che limita fortemente la possibilità di ottenere determinate cure in loco.
In generale quindi, esattamente come un tempo era per i primi minatori e coloro che avevano deciso di vivere in questo deserto artico, a fronte di condizioni di vita climaticamente ardue, mesi di buio e di freddo, pochi servizi di base, lo stipendio che viene riconosciuto è decisamente basso rispetto alla media norvegese e rispetto anche ai costi di vita (considerate che qui viene tutto importato, a partire dal legno per costruire le case fino alla verdura e al cibo che si acquista al supermercato).
Bisogna valutare quindi i pro e i contro di un eventuale trasferimento, ma è certamente innegabile che vivere in questo luogo selvaggio è un’esperienza unica e per pochi appassionati, indimenticabile e irripetibile in altri luoghi del mondo.
Perché non si nasce e non si muore alle Svalbard?
Alle Svalbard non si nasce e non si muore. Come mai? Il motivo è molto semplice. L’arcipelago non è dotato di un vero e proprio ospedale, ma solo di un piccolo centro medico a Longyearbyen dove possono essere fornite le cure base e di primo soccorso. Questo significa che tale centro non è dotato di un reparto maternità né delle strumentazioni necessarie a garantire alle donne un parto sicuro. Succede quindi che, a qualche mese dal parto, ci si debba spostare in Norvegia per poter partorire in tutta sicurezza. Accade comunque che qualche bambino nasca “inaspettatatmente” sull’arcipelago (l’ultimo è nato nel 1966).
Per quanto riguarda la morte invece, il problema principale è dato dal permafrost, suolo tipico delle regioni artiche, che rimane perennemente ghiacciato.Questa sua caratteristica fa sì che sia impossibile seppellire un corpo senza che questo, come è spesso accaduto nei cimiteri dell’isola, risalga inevitabilmente in superficie, spesso perfettamente conservato.
Per questo motivo, tutti i corpi vengono ormai seppelliti in Norvegia (da circa 70 anni). Rimangono comunque un piccolo cimitero a Longyearbyen e un altro, più famoso, nel nord delle Svalbard, dove venivano sepolti i marinai dispersi durante le spedizioni artiche o di caccia alle balene (prima vera attività commerciale delle isole nel 1600).
Perché i gatti non sono ammessi alle Svalbard?
Le isole Svalbard sono terreno di riproduzione di moltissime specie diverse di uccelli e ospitano il Santuario degli uccelli del Kongsfjorden, una riserva ornitologica istituita nel 1973. Di conseguenza, i gatti non possono essere ammessi alle Svalbard in quanto metterebbero a forte rischio la variegata avifauna locale. Inoltre, la loro presenza potrebbe portare determinate malattie trasmissibili ad altre specie protette presenti sull’isola. Questo divieto è in vigore dal 1990.
Tuttavia, un unico gatto viveva ancora alle Svalbard, per la precisione a Barentsburg. Si tratta di Kesha, un gatto rosso che ha vissuto lì fino al 2021 e che, per aggirare il divieto, era stato registrato come volpe.
Quanto dura il buio alle Svalbard?
Alle Svalbard, l’alternarsi delle stagioni è decisamente diverso dal nostro. Il buio completo alle Svalbard dura circa due mesi, dicembre e gennaio. Questo periodo non viene definito inverno, ma “polarnatt“, ossia notte polare.
A febbraio e marzo cominciano ad esserci pochissime ore di lieve chiarore, ma ancora il buio è prevalente. L’otto marzo, tradizionalmente, segna l’arrivo ufficiale della luce del sole e viene festeggiato storicamente a Longyearbyen nella Sun Festival Week.
Da aprile invece il sole comincia a fare capolino per poi sorgere definitivamente e rimanere costantemente alto nel cielo fino a fine agosto, in quello che viene definito sole di mezzanotte (questo periodo è anche detto estate polare).
Infine, a settembre e ottobre cominciano le giornate che potremmo definire più “normali” con un’alba, una giornata illuminata dal sole e un tramonto. Novembre vede ricalare il buio, con solo alcune ore di chiarore per poi arrivare di nuovo a dicembre e al ritorno della notte polare.
Si può vedere l'aurora boreale alle Svalbard?
L’aurora boreale alle Svalbard si può vedere nei mesi di buio. Tuttavia, contrariamente a quello che si potrebbe pensare, le Svalbard non sono il posto migliore dove vedere l’aurora. Questo perché la loro posizione è troppo a nord per consentire la stessa visibilità, alta nel cielo e limpida, che si può godere dalla Norvegia continentale (e da altri posti nel nord del mondo). Dunque, tendenzialmente, l’aurora boreale alle Svalbard si vede più in basso nel cielo e meno nitida.
Perché bisogna girare armati alle Svalbard?
Spesso si vedono fotografie di persone armate di fucile in giro per le Svalbard. Come mai? Non pensate alla caccia selvaggia o ad altre strane motivazioni. La realtà è molto più semplice e pragmatica: la presenza in gran numero del vero re di questo arcipelago, l’orso polare.
Gli orsi polari abitano su tutte le isole delle Svalbard (stiamo parlando di un territorio composto per almeno il 60% da ghiacciai), tuttavia il luogo che più prediligono è la costa est, più fredda a causa della mancanza della corrente del Golfo, che mitiga le acque. Su questa costa, proprio per via del suo clima a dir poco gelido e inospitale, non si trovano insediamenti umani. Si tratta di una parte dell’arcipelago completamente disabitata e selvaggia, raggiungibile in nave solo in una breve finestra estiva dell’anno (quando i fiordi non sono ghiacciati e gli iceberg sono sufficientemente dispersi da consentire la navigazione). Anche per chi la raggiunge tramite imbarcazione, non è possibile scendere a terra se non in pochissimi punti selezionati, essendo una zona protetta. Insomma, è l’habitat perfetto per gli orsi e per altre specie locali che si godono la pace e la lontananza dall’essere umano.
Accade tuttavia (anche molto spesso) che gli orsi si avvicinino ai centri abitati, oppure che per sbaglio ci si imbatta in un orso mentre ci si sta spostando in zone disabitate e isolate (cosa che spesso accade, essendo gli insediamenti umani molto rarefatti). Il governo delle Svalbard ha quindi stabilito per legge che, per spostarsi al di fuori dei centri abitati (dove non vige alcun tipo di controllo), sia necessario essere dotati di fucile, accompagnato sempre da una pistola lanciarazzi da utilizzare per spaventare e allontanare gli orsi senza dover sparare.
Qui è d’obbligo fare una specifica. Per ragioni etiche e di rispetto verso gli orsi, è consigliabile muoversi sempre accompagnati da una guida locale abilitata e specificamente formata per gestire determinate situazioni. Le guide locali infatti devono seguire appositi corsi di abilitazione durante i quali il rispetto per l’orso polare è alla base di tutto. Il fucile rappresenta l’ultima spiaggia disponibile, il mezzo estremo con il quale difendersi in caso di rischio di morte. Ma se si arriva a quel punto, la colpa non è dell’orso, ma dell’essere umano che non ha applicato gli opportuni accorgimenti. Questi opportuni accorgimenti sono appunto perfettamente insegnati alle guide locali, ma spesso i privati che decidono di avventurarsi in giro da soli non ne sanno nulla e rischiano inutilmente la loro vita e quella degli orsi.
Se si arriva ad uccidere un orso, per “legittima difesa“, si passerà sempre e comunque attraverso un’indagine e un processo per assicurarsi che la difesa fosse veramente legittima e non frutto di superficialità e mancata preparazione a gestire l’emergenza.
Quanti italiani vivono alle Svalbard?
Alle Svalbard vive una piccola comunità di italiani, ma quello che forse da più a lungo e con più successo abita su questo arcipelago ghiacciato è Stefano Poli, fondatore di Poli Arctici, piccolo Tour Operator con sede a Longyearbyen, aperto nel 1999 e specializzato in attività di trekking, sci, motoslitta ed escursioni in barca.
Stefano ha avuto un ruolo importantissimo nello sviluppo di un turismo responsabile alle Svalbard, è stato la prima Svalbard Guide autorizzata a lavorare sul territorio e ha aperto l’interessantissimo museo dedicato alle esplorazioni artiche, il North Pole Expedition Museum, nel 2008, uno dei pochi musei indipendenti della Norvegia.
Il Museo racconta le storie delle spedizioni artiche attraverso documenti originali, abbigliamento, giornali, immagini, film, manufatti storici, lettere, il grosso dei quali sono stati recuperati, con enormi sforzi, da Stefano stesso.
Altri italiani hanno scelto di vivere qui e si dedicano principalmente ad attività legate al turismo oppure alla ricerca scientifica, come dimostra il nostro centro di ricerca italiano “Dirigibile Italia” a Ny-Ålesund, il centro abitato più a nord del mondo, visitabile solo in giornata oppure pernottando solo su esplicito invito di uno dei ricercatori che abitano qui.
Per scoprire di più sulle Isole Svalbard, leggi i miei altri post!
